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17/07/2010 - Politica nazionale/ Auto blu. Problema da risolvere... bene
E' ormai da decenni che con regolarità spunta il tema delle auto blu. Ossia il costo delle auto per trasportare i nostri capi, sia quelle con autista che quelle senza. Uno degli ultimi a stigmatizzare è stato i giorni scorsi il ministro Brunetta, anche se in questi casi di “capi che sparano contro”, è sempre difficile capire a che gioco stiano giocando e se sia prevalente la voglia di correggere delle storture o quella di captare la benevolenza dei cittadini.
Tornando al tema ed andando alle cifre, i termini numerici sono piuttosto aleatori: se ho inteso bene Brunetta parlava di un costo di 4 miliardi di euro mentre l'associazione contribuenti fa riferimento a costi addirittura multipli di questa cifra. Anche il numero delle auto è tutt'altro che ben definito. Per gli enti pubblici in senso stretto si parla di 30mila “pezzi” con autista che arrivano a 90mila comprendendo anche quelle senza autista. Il numero cresce enormemente se si comprendono tutte le auto usate da tutti gli enti pubblici o parapubblici includendovi forze armate, Enel, asl, imprese partecipate. Allora si arriva a numeri di 500/600mila vetture. Sono numeri complessivi che proprio perché troppo generali poco si prestano ad esami e giudizi.
Meglio si presta invece il confronto con gli altri paesi. I "numeri” ai quali abbiamo
accesso ci dicono: Italia 90mila, USA 75mila, Francia 75mila, Inghilterra 58mila, Germania 54mila. Se sono verosimili, già sono cifre sufficientemente chiare per confermarci quanto da tempo pensiamo circa la nostra tendenza allo spreco pubblico. Per concludere, non è un errore ricordare anche questo fenomeno, ripetere in questi casi fa bene. Sarebbe però anche utile aggiungere che la celebrazione dello spreco e le successive indignazioni, non sono di per se stesse sufficienti a spingere in modo sufficiente per la soluzione. Occorre una spinta più forte, orientata da un ragionamento di fondo, atta a unire in lungo ed in largo, solida e durevole.
Steve
13/07/2010 - Politica nazionale/Cialtroni e fannulloni non sono il nocciolo del problema
Prendiamo due definizioni di successo di due ministri di successo. E preavvertiamo che il ragionamento che vi sottoponiamo non nasce nè da voglia di fare polemica nè da sensi di antagonismo nei confronti del potere ma dalla semplice ricerca di chiarezza.
Il ministro Brunetta, un anno fa ha definito “Fannulloni” una parte dei dipendenti pubblici. Così facendo ha anche dato loro la maggiore responsabilità di quanto nella macchina pubblica non funzioni. E' un concetto di successo anche perché individua in modo immediato la causa del male e pone pure il rimedio che al tempo stesso e' anche la giusta punizione. Il ministro somministra la sua medicina e le cose migliorano per poi tornare a peggiorare dopo alcuni mesi.
Brunetta non si arrende e dopo un anno arriva alla conclusione che il problema dei fannulloni è solo un aspetto della questione e che vi sono problemi più profondi di carattere organizzativo. Va dato a Brunetta il merito di essersi impegnato a capire ed a correggere, in un ambiente dove, come si può vedere tutti i giorni, la buona cura degli affari secondo la misura del buon padre di famiglia, non e' la regola. Se, invece, cosi fosse stato, Brunetta non avrebbe avuto bisogno di un anno per arrivare a capire che c’è una causa a monte dei “fannulloni”.
Nel frattempo, immodestamente consigliamo al ministro di ricorrere ancora di più al parere di quegli esperti, e ce ne sono, che da tempo conoscono tutta la filastrocca delle inefficienze. Così fa prima a definire i problemi e magari ad entrare in conflitto con quella politica che di inefficienze vive.
Il nostro Tremonti, con la sua erre moscia, ha definito “cialtroni” gli amministratori delle Regioni del sud. Ho l'impressione che possa fare piacere a moltissimi che un ministro definisca con quel nome degli amministratori pubblici, indipendentemente dalla loro posizione geografica. Lungi dall'essere tenero con gli amministratori pubblici locali, dal cui novero, a suo tempo, non ho potuto fare a meno di uscire, non posso nemmeno fare a meno di ricordare a tutti, ministro compreso, che almeno da trent'anni le analisi sull'argomento si sprecano. Ciò per dire che in tutta la sua estensione, del fenomeno conosciamo quasi tutto, compreso il fatto che molta parte delle cause possono essere attribuite al modo di funzionare della politica e quindi anche dei partiti.
Di conseguenza, credo proprio che quelli che si possono chiamare fuori siano molto pochi. Ho praticato sufficientemente a lungo e sufficientemente a fondo la politica per potere dire con tranquilla fermezza di avere ascoltato tante dichiarazioni innovative al riguardo, ma di non avere mai visto gente al lavoro ad una riforma operante. Né mi risulta che ci si sia preoccupati più di tanto tutte le volte che si e' andati ad elezioni locali, dove uno dei criteri che conta molto per essere in lista non va d’accordo con l’efficienza amministrativa.
La domanda che non porrei sicuramente al ministro perché gli sarebbe facile farmi apparire una malalingua è: “In quanto uomo che conta molto non si sente anche molto
responsabile dello stato delle cose? E non tanto per gli anni che sono già trascorsi ma per quello che non si vede fare?”. E, ripeto, non sono un antigovernativo né sono voglioso di polemiche.
steve
13/07/2010 - Politica nazionale/ "La strada nel bosco"
Secondo Massimo Fini, noto commentatore politico, la domanda cui vorremmo trovare una risposta è se i singoli che in questi mesi hanno in vario modo e da diverse partenze maturato l'esigenza di cambiamenti nella politica possano trovare modi comuni per fare qualche cosa. Abbiamo concluso una intera serie di articoli affermando che la prima cosa da farsi era la riforma profonda della politica. Ultimamente, nell'articolo sui risparmi nei conti pubblici, abbiamo azzardato pure alcune cose sul “da farsi”.
Oggi, ciò che muove la nostra penna è la lettura, a pag 67, del libro di Massimo Fini: "Senz'anima Italia 1980-2010" . Il passo recita: “Si parla tanto in questi mesi di riforme: della giustizia, federalista, costituzionale. Ma la riforma più urgente, primaria, essenziale perché quella italiana diventi una vera democrazia e non resti un sistema di oligarchie, arbitrarie, prepotenti, clientelari, corrotte ed intimamente mafiose, sarebbe la RIFORMA DEI PARTITI, la drastica riduzione della loro onnipotenza”.
Notate: questa riforma prima di ogni altra, per non rendere vane le altre. E' la stessa precisa formulazione nostra e lo evidenziamo perché c’è di conforto pensare che in altro luogo, in un ambiente che nell'arte del giornalismo sta in alto, con dei presupposti che noi conosciamo poco, si arrivi a formulare una analisi e prefigurare un indirizzo del tutto analogo per meta, modi, tempi. Ciò significa che c'è "una strada nel bosco", c'e' un modo per uscire dalla situazione di oggi, ci sono vie razionali percorribili da una pluralità di cittadini che potranno anche ritrovarsi su singole motivazioni comuni.
Steve
07/07/2010 - La spesa per la politica
La spesa per la politica. Ossia sui modi per ridurre il costo del nostro apparato politico-amministrativo. Prima di tutto intendiamoci su cosa vogliamo parlare. Con più precisione, noi intendiamo argomentare sulla spesa per quel complesso di persone che dal consigliere del piccolo Comune fino al presidente della Repubblica, passando per i tanti enti collegati o partecipati sono a capo delle nostre istituzioni.
Il loro numero è compreso tra le 150mila e le 200mila persone e il loro costo, secondo uno studio di Confindustria, si aggira attorno ai 4.000 miliardi di euro. Citiamo, e non a caso, i numeri per confrontarli con le previsioni di risparmio che spesso sentiamo dai nostri dirigenti nazionali. Mettiamo in evidenza come le spese in meno possono essere poca cosa se si propongono, come è accaduto, singole riduzioni a spizzichi ed a bocconi.
Ci sovviene la proposta di riduzione del 10% nei compensi dei nostri parlamentari, che può colpire la immaginazione dei cittadini, ma che ha ben scarsi effetto sui conti e si può continuare con altre proposte che sono state recentemente fatte.
Noi intendiamo per riduzione altra cosa ed altro metodo. Noi vorremmo che la politica, invece di fare continui annunci in merito, ne facesse solo uno, stabilendo fino a dove intenda fare scendere la spesa pubblica in questo specifico settore ed indicando il gruppo di esperti che, in tempi brevi, definisca tempi e modalità di riduzione. Certo, comprendiamo che in questo modo la gloria cala, ma il risultato ne guadagna, e questa è la cosa che a noi interessa.
Aggiungiamo che questo calo dovrebbe essere fra i 4000 ed i mille miliardi di euro. Azzardiamo questa cifra perchè indicativa di un ridimensionamento sostanziale che inverta in modo netto una tendenza che negli ultimi decenni ha visto gonfiare l'organico degli apparati politici. Occorre ridurre il numero degli addetti. La composizione degli organi
va ricalcolata in aderenza alle necessità reali del Paese e non a quelle dei partiti.
Ci piacerebbe sapere in base a quali criteri di efficienza o di democrazia noi abbiamo bisogno di 1000 onorevoli invece che 500 (come ogni tanto ci dicono dai partiti), e magari con un discreto numero eletti dalle Regioni. Così questi ultimi sarebbero graziosamente e direttamente indicati dalle segreterie dei partiti. Perchè non piuttosto 200 oppure 100? Crediamo davvero che la democraticità del sistema e l'attenzione alla configurazione dei problemi locali dipenda da un alto numero di parlamentari o di consiglieri e non invece dalla loro selezione e formazione?
Noi crediamo di più in queste ultime e vorremmo spendere un po' di euro in
più per questi scopi sui molti che vorremmo risparmiare.
Steve
10/06/2010 - Palacongressi di Rimini/ Dov'è finito Lorenzo il Magnifico?
C’è
da chiederselo leggendo i giornali locali (specie “La Voce”) che, negli
ultimi tempi, hanno scoperto (???) il “buco” del Palacongressi di Rimini. Dopo
anni di incensamenti che avevano appunto dato origine allo straordinario appellativo
con il quale veniva chiamato comunemente l’ormai tornato semplice essere umano
(sia pur ancor Presidente) Lorenzo Cagnoni, pare che qualcosa stia cambiando,
per effetto dei cosiddetti “numeri”. E, diciamolo pure, anche a causa della
malvagità di Unicredit che, per erogare il megafinanziamento, che dovrebbe coprire
i famosi “buchi”, ha voluto la delibera del Consiglio Comunale, costringendo
i Consiglieri a metterci faccia e (si spera di no...) soldi, qualora qualcosa
vada storto.
Storto sotto il profilo, ovviamente, della razionalità e sostenibilità
futura dell’operazione. Il nostro eroe, quindi, privato almeno temporaneamente
dell’aureola di “magnificente”, è tornato prepotentemente sulla terra dai cieli
nei quali sedeva trionfalmente e benignamente da diversi anni a seguito delle
vicende che, appunto da alcune settimane, tengono le prime pagine dei nostri
valorosi giornali locali. In realtà, si tratta di cose che, come l’altisonante
e cortigiano appellativo di cui veniva gratificato il suddetto Presidente, si
conoscevano da anni ma che, per le solite misteriose ragioni riminesi, vengono
fuori proprio quando non se ne può più.
E allora assistiamo, dopo l’apoteosi (e ritorno...) del Presidente,
all’apoteosi delle sciocchezze. La Lega Nord si dissocia dalla minoranza di
centro-destra che vota (o si astiene: poco importa) a favore dell’ulteriore
indebitamento “monstre”. Lo fa con un titolone “monstre” anch’esso: “La Fiera
e il Palas. Il grande inciucio” - La voce 08/06/2010 pag. 15. Lega Nord che,
evidentemente, fino adesso ha abitato sulla Luna e non sapeva niente di quello
che stava succedendo in via Della Fiera. La minoranza PDL, con mille distinguo
invece, vota con la maggioranza, l’assunzione del megadebito. Appunto, però,
con mille distinguo.
La cosa è appena ovvia se si pensa a chi ha costruito il Palacongressi,
a chi ne ha quindi goduto dei profitti edilizi, e al fatto che il PDL è rappresentatissimo
nell’organo di governo (chiamiamolo così per dire, dell’Ente, visto che lì governa
uno solo) ma soprattutto nell’establishment burocratico del Palace e della Fiera.
Unica, a quanto pare, e ormai digerita differenziazione, quella del Consigliere
Gioenzo Renzi, il quale (pare in un soprassalto di orgoglio) voterà contro.
Esilarante la situazione nella maggioranza (Partito Democratico e pezzi
vari). Il massimo lo raggiunge il Consigliere Arlotti, che siede in Consiglio
Comunale da un paio di secoli, ma che oggi (La Voce 10/06/2010) si mette a far
le pulci sui numeri di Cagnoni (!!!), numeri di cui, evidentemente (lui: Arlotti...),
fino a ieri era completamente ignaro.
Come si diceva siamo all’apoteosi della riminesità, intesa nel suo senso
più banalmente assurdo. Tutti sapevano e tutti ora fanno finta di non aver mai
saputo. Tutti non vorrebbero votare, ma tutti (quasi) votano (o si astengono)
per amor di patria (!!!). Questo sì è magnifico! (Nella foto: Rimini dopo
il buco lasciato dal Palas di Cagnoni)
Tiberio Antoni
08/06/2010 - Amministrazione locale/ ve l'avevamo detto che il Palas era un buco nell'acqua...
Purtroppo
ci avevamo visto giusto un’altra volta: il Palacongressi di Rimini si sta
dimostrando quello che avevamo preventivato: un buco enorme nei conti pubblici
che i cittadini, attraverso la tassazione locale, dovranno pagare di tasca loro,
al di là di quanto inizialmente preventivato. Un sentito grazie da tutti noi
a Lorenzo Cagnoni e al suo gruppo dirigente: bravi. Proprio dei fenomeni. Non
per farci belli ma in un articolo del 10 dicembre 2007 scrivevamo, riferendoci
ai Palas di Rimini e Riccione (quest’ultimo grazie al lavoro del sindaco Pironi
e del Cda ha recuperato alla grande): “Il peso di soluzioni a volte inadeguate,
a volte assurde, qualche volta distruttive, caricato in continuazione sulle
spalle di una società ormai chiaramente in affanno, per quanto sarà ancora compatibile
con il normale sviluppo di una comunità e di un territorio?”.
Né si può dire che altri colleghi e testate non abbiano fatto il loro
lavoro. Dalle pagine del quotidiano La Voce, l’8 aprile 2008, il commercialista
Mario Ferri ammoniva a proposito dell'ingegneria finanziaria prevista per la
costruzione del nuovo Palacongressi: "E’ un’operazione indubbiamente complessa
ed il risultato SOLO IN UN'OTTICA BENEVOLA PUO' ESSERE DEFINITO ALEATORIO".
Il che significa che se le cose fossero andate come vanno normalmente sarebbe
stato un disastro. “Palas di Rimini: una nave aliena "pesantissima" per i conti
pubblici” era il titolo di un nostro articolo del 20 novrembre 2009. In cui
contestavamo i numeri forniti da di Mauro Ioli, presidente di Convention Bureau
che in sostanza prometteva: “Il nuovo palas valorizzerà la vocazione congressuale
del nostro territorio”. Quando a livello nazionale i tre indicatori principali:
incontri, partecipanti e presenze congressuali, erano tutti negativi. E ci chiedevamo:
“se questi numeri sono tornati quelli di un lustro fa, vien da chiedersi se
la creazione di un palacongressi come è stato voluto a Rimini (in quella posizione
incredibile, ma soprattutto a costi mostruosi e in continua lievitazione), non
rischi di trasformarsi in una cattedrale nel deserto a spese dei contribuenti.
Ma, come al solito, è stato il Cancelliere, questo personaggio che vuole
rimanere anonimo, così ben introdotto nelle cose riminesi e non solo, a dire
sulla nostra testata con mesi d’anticipo quello che oggi i quotidiani stanno
portando alla luce. Il titolo dell’articolo era emblematico: "Ecco perchè i
riminesi dovranno coprire coi loro soldi il buco del Palacongressi". Ad una
nostra domanda “Il Cancelliere” rispondeva: “mi ha colpito l’11 dicembre sul
Resto del Carlino, un articolo a firma “M. Gra” (verosimilmente Mario Gradara,
ndr) dove il giornalista, commentando le affermazioni trionfalistiche di Attilio
Gardini sul sistema congressuale riminese, fa un semplice ragionamento: poichè
l’“Osservatorio” di Gardini (pagato da Convention Bureau!) cita cifre da capogiro
(in aumento, a fronte di tutte le altre realtà nazionali in calo...) mentre
dall’altro lato i dati aggregati sulle presenze annue registrano un calo di
oltre il 20%, vuol dire che il crollo è da attribuirsi tutto al settore fieristico.
Quindi, nell’articolo, il buon “M. Gra”, si chiede: “Possibile?”. Proprio così!
Bravo “M. Gra”!! Possibile? No, infatti, non è possibile. In realtà, questo
piccolo esempio dimostra che l’uso disinvolto delle cifre e lo scarso rispetto
per la matematica ed il buon senso porterà a questi risultati”. E continuava:
“Il bello è che… il presidente della Fiera/Palacongressi dice: “... Sarò leale
(!!!)... vicini all’inaugurazione scopriamo qualche problema di iniziale timidezza
(!!!) nei costi di gestione. Ma restano perfettamente ammissibili”. Esilarante;
se non fosse che, di solito, queste affermazioni preludono alle catastrofi…
il senso di quell’articolo è un mettere le mani avanti su dati già arcinoti,
e avvisare che fra poco, come si dice, qualcuno (i soliti enti pubblici soci,
cioè i cittadini) dovrà “pagare la bevuta”.
L’intervista è del 28 dicembre 2009. Cosa leggiamo oggi sui giornali?
“dai 65 milioni preventivati dal primo piano finanziario il debito è salito
a 105 (!) milioni”. “C’è un contenzioso di circa 7 milioni con la ditta che
sta realizzando l’opera”. “Le arre da vendere dalle quali ricavare 24 milioni
circa da spendere per pagare parte del debito renderanno un 20% in meno”. “Il
mutuo di 32 milioni d’euro con le banche non basta più e dovrà essere portato
a 46 milioni”. “Entro la fine di giugno devono saltare fuori 9 dei 18 milioni
dovuti dai soci pubblici alla ditta che sta lavorando altrimenti il cantiere
non avanza”. Stiamo parlando (come al solito con la massima leggerezza, alla
riminese...) di cifre enormi che i contribuenti di Rimini e della Provincia
dovranno sostenere. Pagare di tasca loro. Per un’opera che in molti avevano
capito come “assurdamente pensata”, soprattutto nella parte finanziaria, fin
dall’inizio.
Forse sarebbe meglio che i riminesi che, come al solito guardano le
cose dall’alto in basso (sono tutte patacate...), una volta tanto si svegliassero
e si ricordassero che i debiti hanno un brutto vizio, anzi due: tendono ad aumentare
e devono essere pagati. Ora una domanda: paghiamo sempre noi o si può sperare
nel rotolamento di qualche testa? (nella foto: il Cda del Palas guarda la meraviglia che ha combinato)
Antonio Cannini
31/05/2010 - Umorismo/ Anche chi vive nei cassonetti, vorrebbe uscirne alla... Sant'Oro

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