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06/03/2010 - Umorismo/ Gli... abusi legislativi indispettiscono i cassonettari
Anche i cassonettari non ci... stanno!
03/03/2010 - Corruzione: riguarda solo i politici?
Al
riguardo del tema corruzione così ha scritto Ernesto Galli della Loggia sul
Corriere della Sera di domenica 21 febbraio. Vi consiglio la lettura paziente
ed intera di quanto abbiamo estrapolato da quell'articolo perchè è una una descrizione
esperta e realistica del fenomeno. E fa anche un passo in avanti nel necessario
passaggio dalle analisi alle proposte.
CORRUZIONE
"Di chi può essere la colpa della corruzione italiana se non
della politica? Di chi se non dei politici, beninteso di quelli per cui votano
gli altri? Si mettano dunque l'una e gli altri sul banco degli accusati per
la meritata inevitabile condanna. Così la pensano oggi moltissimi italiani
i quali non vogliono sentirsi dire che la coruzione di questo Paese - anche
quella pubblica - è invece qualcosa che viene dal profondo, che rimanda alla
storia vischiosa, oltre che del nostro Stato, della nostra società; ai suoi
meccanismi e vizi inveterati. No guai a dirlo: si è subito sospettati di volere
cancellare le responsabilità individuali, di volere salvare i ladri. Che c'entriamo
noi con la corruzione? La colpa è solo della politica.
In questo modo sta per cominciare oggi il circolo perverso avviatosi
nel '92/'93. Infatti, se si mettono così le cose, è fatale che agli occhi
del'opinione pubblica l'immagine della politica e di tutti i politici ne esca
complessivamente a pezzi..." - Continua più avanti Galli della Loggia: "Sta
per ricominciare alla grande, insomma, il meccanismo implacabile dell'antipolitica.
Il meccanismo che si mise in moto all'epoca e i cui risultati, nonostante
l'avvicendarsi di governi di destra e di sinistra, sono sotto gli occhi di
tutti: allora svergognata e vilipesa, la politica non si è rinnovata per nulla,
la qualità dei suoi protagonisti è anzi in media peggiorata, ed essa non è
stata capace nè allora nè poi di correggere un bel nulla del sistema che aveva
portato a tangentopoli.
Non è questione di pensare che la corruzione sia connaturata alla
società italiana. Bensì di convincersi che essa è innanzi tutto della societa
italiana. Di convincersi, cioè, che in Italia in tanto che la politica può
ospitare un così alto numero di traffichini e di lestofanti in tanto che può
rappresentare un ambito di elezione per un così gran numero di scambi e guadagni
più o meno loschi, in tanto che, e solo in quantoche, ha come sponda, come
interlocutrice permanente una società moralmente opaca come la nostra. Perchè
alla fine delle due l'una, insomma: o si nega che quella italiana sia una
società di tal fatta (e mi sembra davvero dificile), o si deve sostenere che
tra lo standard morale della politica e lo standard morale della società non
c'è nessun rapporto necessario (e si dice una palese assurdità...)".
Sostiene poi il notista politico: "Non è solo la politica, insomma, a non avere
le carte in regola. Se non cominceremo una buona volta a dirci tutto questo,
con il dircelo ad alta voce e dircelo di continuo, potremmo pur mandare periodicamente
all'ergastolo tutti i 'mariuoli' e i 'birbantelli' del caso, potremmo pure
in un raptus suicida nominare Marco Travaglio ministro della giustizia, ma
rimarremmo sempre quello che siamo: una società malandrina, spietata e al
tempo stesso accomodante, un paese sostanzialmente senza legge e senza verità".
Spero di avere fatto una cosa utile sottoponendovi queste
considerazioni che fa il giornalista del Corriere ma che sono in sintonia
anche con altri scritti di altri uomini anche di altri ambienti, pensatori
che riconducono i "mali del Paese" alle nostre caratteritiche sociali, dicendoci
in tale modo che la via alla bonifica è ancora più lunga, difficile e aleatoria
di quanto si possa credere. Una possibile conseguenza da trarre in questi
giorni di polemiche legali può essere che il pensare che per via giudiziaria
(rimando il fatto che i magistrati debbano fare, e bene, il loro lavoro) sia
possibile dare una svolta decisiva alla questione, sia pura fantasia o pura
propaganda.
Steve
02/03/2010 - Umorismo/ In fondo... si può sempre rimediare, no? Ma...
Alla fine, chi ci rimette?
25/02/2010 - Umorismo/ I furbetti del... telefonino
Quando ci si mettono anche i cassonettari!...
16/02/2010 - Politica nazionale/ Primarie, indietro non si torna
Sul numero 630 del quindicinale "Chiamami Città", distribuito
in tutta la provincia a partire dal 10 febbraio, è pubblicato un articolo
di Giampaolo Proni che Riminipolitica.com condivide appieno. Proni, insegnante
di semiotica all'università di Bologna, è uno degli intellettuali
più veri e talentuosi che Rimini abbia espresso negli ultimi anni (direi
decenni). Non fa più attività politica da molto tempo ma guarda
alla politica, nazionale e locale, con l'attenzione appassionata dello studioso.
Non essendo pregiudizialmente schierato (la sua forma mentis, a mio parere,
non glielo consente proprio), si becca, a volte del "filoberlusconiano",
a volte del "sinistrorso". Io trovo questo suo atteggiamento mentale
molto utile. Perchè stimola me, che la penso in un certo modo, alla riflessione
(non sempre sono d'accordo con quel che scrive). Spero succeda anche ad altri
che non lavedono come la vedo io. E fossi uno di quelli che ha responsabilità
politico/amministrative a livello locale, qualche chiacchiera con lui la scambierei,
ogni tanto. Così, tanto per farsi venire qualche idea. Nell'articolo
in questione, tratta il tema delle primarie nel Partito Democratico italiano
e lo fa con una rara lucidità nell'analisi e nelle conclusioni. Analisi
e conclusioni che la nostra testata condivide. Per questo volentieri lo proponiamo
integralmente anche ai nostri lettori.
Flavio Semprini
PRIMARIE, INDIETRO NON SI TORNA
di Giampaolo Proni
Le primarie del PD finora hanno avuto una strana caratteristica, che
non si ritrova negli USA: c'è un candidato dell'apparato che si scontra con
candidati della base o dei simpatizzanti o addirittura di partitini entrati
nel PD. Se il partito-apparato ha un candidato forte, questi non ha veri avversari,
come Bersani per la segreteria, e le primarie sono percepite come inutili. Se
invece perde, si parla ovviamente di sconfitta del partito. Questo modello -
sicuramente temporaneo - è poco vantaggioso, perché il cosiddetto partito, se
impone il suo candidato appare non democratico perché si sapeva già l'esito
delle elezioni; se il suo candidato invece perde il partito appare sconfitto.
La scelta è quindi tra apparire autoritari o perdenti. Non è un granché. Negli
USA non c'è un candidato del Partito Repubblicano o Democratico che si presenta
alle primarie del partito sfidando gli altri.
Questo accade perché il partito-apparato si sta sfaldando, ma non vuole
cedere la direzione. In questo modo non fa che ritardare la sua fine. Purtroppo
ormai è fatta. Se il PD cancella le primarie, o le trasforma in un meccanismo
che consente all'apparato di vincere sempre, perde la base e altro elettorato.
Sento ora su Radio 3 una sfilza di esperti che dichiarano “Le primarie non sono
fatte per l'Italia”. Se questa è la linea, il PD sarà macinato dal PDL, prima
o poi, anche nelle sue roccaforti. Le primarie sono né più né meno che la democrazia.
La democrazia è spesso caotica, ribollente e arruffata, proprio perché così
è la gente che apprende e si appropria della democrazia. Elogiamo tanto l'India,
ma la democrazia indiana è proprio questo: un enorme calderone ribollente, nel
quale violenza, corruzione e intrighi si mescolano a nobiltà d'animo, fede e
passione politica.
D'altra parte, il partito comunista era l'antitesi della democrazia,
non si può pensare che lo stesso apparato che dirigeva quel partito possa accettare
le perdita di controllo che la democrazia comporta. Persone come D'Alema, Bersani,
Fassino, per quanto capaci e intelligenti, non potranno mai in tempi brevi arrivare
alla forma mentale di un dirigente del partito Democratico o Repubblicano americano,
che non pensa a come far diventare candidato alla presidenza o al governatorato
sé stesso o un suo protetto, ma si chiede quale nuovo giovane leader, al momento
magari un semi-sconosciuto sindaco o un rampante governatore di un piccolo stato
o addirittura uno sconosciuto avvocato di provincia, sarà selezionato dalle
primarie e diventerà uno dei pochissimi che corrono per la vittoria.
Avere leader giovani e nuovi non significa affatto ridurre il partito
all'effimero. Nei partiti americani vi sono uomini di apparato che restano attivi
per decenni. L'esperienza è sempre utile. Ma per vincere le elezioni ci vogliono
candidati forti, dinamici, carismatici, non vecchie volpi del Parlamento. Questa
fiducia nella democrazia come sistema, sempre e comunque, è difficile da raggiungere.
Eppure, nella mia esperienza personale, limitata a gruppi di lavoro, didattica
e corsi di laurea, ho potuto verificare che l'atto di eleggere un rappresentante
crea un rapporto unico tra gli eletti e gli elettori. La persona eletta è una
persona come te, ma sei tu che ne hai fatto il capo. E quando avrà terminato
il mandato, sarà di nuovo uno come te. E anche tu puoi essere eletto. “Ognuno
di voi” - dicono i maestri di scuola ai bambini americani - “potrà essere il
presidente degli Stati Uniti".
Questa è la democrazia, nient'altro. Noi, oggi, non possiamo ancora
dire ai nostri scolari “Ognuno di voi potrà essere il Presidente del Consiglio.”
Non perché non sia vero. E' assolutamente possibile che una bambina che oggi
fa la prima elementare, figlia di immigrati, nel 2060 sia presidente del Consiglio.
Semplicemente non ci crediamo. Lo ho scritto tante volte. Spero che la sinistra
non torni indietro. La perdita del controllo degli apparati sulla base è semplicemente
la democrazia. Nessuna organizzazione può essere meglio dei suoi membri. Il
massimo che può fare è cercare, tra essi, di selezionare i migliori. E i migliori
sono quelli che riescono a farsi scegliere dal maggior numero di persone.
06/02/2010 - Dibattito sulla politica/ Basta con le bambinate del "Ha cominciato prima lui"
Diversi
giornalisti e scrittori moderati, sembrano convinti che le loro opinioni
sui modi della politica siano fortemente minoritarie e destinate a rimanere
tali. Eppure, in passato, non sono mancate sorprese. Mi è capitato sottomano
un riepilogo della marcia dei quarantamila alla quale anni fa, in una Torino
apparentemente dominata dall’estremismo, tante persone e tanto poco organizzate
parteciparono, scendendo per le strade e stupendo la città ed il Paese. Resto
del parere che, al di là dell’asprezza del confronto partitico, vi siano valori
di fondo condivisi più di quanto si creda e più di quanto accadde nel dopoguerra,
quando in una situazione ben più drammatica il Paese non si spezzò. Potrebbe
essere bene, oggi, mettere in rilievo il carattere effimero dei contrasti, tanto
spesso giustificati dai nostri dirigenti partitici da precedenti torti subiti.
Spesso sembra di assistere alle liti tra bambini dove quel che conta
è “ha cominciato prima lui”. Un altro indizio di “leggerezza” è il ricorso
sistematico “all’autoelogio enfatico” che da tempo va ben oltre lo scherzo:
i contenuti sono quasi comici, il problema sotteso comincia a diventare alquanto
serio. La moda è cominciata anni fa. Personalmente, ho visto, nel partito in
cui ero, i miei colleghi amministratori elogiare al di là d’ogni ragionevolezza
i dirigenti politici per la loro bravura e viceversa. Difficile dire se la cosa
sia più tragica o comica. Quel che invece dà qualche preoccupazione è l’atteggiamento
di proclamata sicurezza di essere nel giusto e d’essere “provvidenziali” per
l’Italia. Per cui sembra che anche liberali e cattolici dimentichino che uno
dei fondamenti di ogni pensiero liberale è che questo possa risultare falso
e superabile e che l’appartenenza al cattolicesimo, oltre al coraggio delle
proprie convinzioni, richiede anche una altrettanto coraggiosa dose di umiltà.
E per richiamare il “popolo”, tanto spesso (troppo) ricordato, si può
citare un detto popolare che recita all’incirca: “Non c’è cavallo che non arrivi
cavallo”. Detto che sarebbe molto piaciuto a Popper, moderno maestro di liberalismo.
In conclusione, mi sembra che i rappresentanti del moderatismo possano essere
fiduciosi e contare sulle virtù profonde della gente e trarre nuova voglia di
scavare per portarle alla luce e metterle in vetrina. Questo credo ci si possa
aspettare da loro. (nella foto, un gruppo di bambini viziati si affronta
nel cortile a colpi di "ha cominciato prima lui" e "lo dico alla
mamma!").
Steve
15/01/2010 - Politica nazionale/ Incredibile Tremonti: "Il clima va calcolato nel Pil". Che dire?
D’accordo:
non si deve sparare sulla Croce Rossa. Ma la fenomenologia del ministro Tremonti
non può non venire analizzata. L’incredibile responsabile del dicastero economico
del governo Berlusconi sta facendo una serie di uscite assolutamente fuori da ogni logica.
E’ di questi giorni l’affermazione pubblica, ripresa da diversi telegiornali
che “se nel Pil dell’Italia rientrassero anche la bellezza del territorio ed
il clima noi saremmo di gran lunga il Paese al mondo col miglior prodotto interno
lordo” (!). Come no? Tra l’altro il ministro s’è scordato di dire che se si
valutassero anche la salubrità dell’aria alpina, di quella ricca di iodio delle
nostre coste e la grande tradizione sportiva della nostra nazionale di calcio,
il nostro Pil crescerebbe all’inverosimile! Va aggiunto che, a nostro avviso,
dal calcolo Pil andrebbero rigorosamente escluse l’intelligenza e l’onestà della
nostra classe politica, altrimenti faremmo una brutta fine.
Affermazioni spassose come queste seguono di qualche giorno il girotondo
del “abbasseremo il prelievo fiscale” e del “ci dispiace, il prelievo non lo
abbassiamo più perché c’è la crisi”: Peccato che questo governo e il suo ministro
dell’economia dicano da quando si sono insediati che abbasseranno tasse et
similia (senza farlo, se non togliendo l’Ici che riguarda solo i Comuni),
e che la crisi mondiale sia in atto dagli ultimi mesi del 2008. Quindi, perché
dire una cosa e smentirsi 48 ore dopo se non perché si è in un evidente stato
d’incapacità di comprendere come stanno i conti pubblici? E che dire della decisione
di eliminare molte “poltrone” in Regioni, Province e Comuni (il Consigliere
Renzi nei suoi “sobri” manifesti se n’è attribuito il merito), decisione rimasta
agli atti ufficiali del governo per dodici giorni e poi cassata? Si dice che
verrà riproposta nel 2011. Ora non si può. Perché? Perché le elezioni regionali
del prossimo marzo regaleranno, probabilmente, la vittoria al centrodestra,
con la possibilità di “sistemare” su comode poltrone pubbliche un bel po’ di
personale politico del popolo delle Libertà. Alla faccia di quanto affermato
in campagna elettorale.
In compenso, sono già iniziate le elargizioni “urbi et orbi”.
Un esempio per tutti: per accaparrarsi la benevolenza del clero romano in vista
delle elezioni regionali, il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha stanziato, con
una delibera approvata grazie ai voti di 22 consiglieri del Pdl, un contributo
di un milione di euro in favore delle parrocchie capitoline. Una decisione sorprendente
perché 20mila euro per ogni parrocchia sembrano davvero immotivati considerando
che il Comune di Roma ha appena tagliato soldi alle scuole pubbliche, alle mense
comunali e agli asili nido, notoriamente enti inutili e del tutto privi di importanza
per le famiglie della capitale. Di questi esempi se ne potrebbero fare a migliaia.
Alla faccia, come dicevamo, di quanto si predica. (Nella foto: Una particella
unicellulare. E’ stata ritrovata nel cervello del ministro Tremonti. Era sola).
Flavio Semprini
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