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Prima Pagina

Politici/ Toh! Se costretti, diventano quasi intelligenti

La mozione di appoggio alla politica europea del governo Monti approvata dai grandi partiti  è una buona prova di coesione nazionale quando i destini del Paese sono in gioco. Dovremmo ricordarcelo sempre e d in via preventiva. Il clima attuale, il modo in cui avviene il confronto delle diverse posizioni dei partiti ed il loro dialogo con la compagine di governo ci mostra un divario facilmente verificabile. Oggi, il dialogo è perfettamente normale, e sono quasi sparite le inutili risse mediatiche. Oggi si discute sulle possibili soluzioni dei problemi mentre prima erano le continue offese e la faziosità dei partiti a tenere banco.

Per anni e per mesi abbiamo assistito a risse sul nulla, o meglio su argomenti che interessavano  le star dei partiti ed i clan che ruotavano loro attorno con l’aggiunta di cattiva ideologia sia a sinistra che a destra. Oggi siamo in un clima diverso. Non illudiamoci però: la partita resta dura e Monti non ha nessuna bacchetta magica. Ci sono però delle opportunità che potremmo cogliere. Un punto forte è che  l’Italia, proprio perché è il più grande paese industriale in forte crisi, più di qualsiasi altro, ha oggi iniziato un cambiamento di grande portata che potrebbe in prospettiva darci il vantaggio di esserci aggiornati prima di altri ai cambiamenti mondiali in atto.

I pericoli possono quindi venire più dal nostro interno che dall’esterno. Il modo dei partiti, la loro attuale ragionevolezza, può essere dovuta più al timore di perdere il favore degli elettori che alla loro convinzione, e spesso quasi si giustificano, e cercano delle scuse per il loro appoggio alle misure del Governo. Verrebbe da dire che mentre con molta contentezza lasciavano andare il Paese alla deriva, solo perché costretti ne appoggiano il risanamento. C’è anche un notevole problema di corretta informazione.

Il bombardamento della propaganda continua non ha quasi mai consentito di farsi una reale immagine della nostra situazione e le tesi contrastanti e innumerevoli diffuse a piene mani dai nostra media hanno contribuito alla democrazia della confusione e del caos. Oggi rivediamo gli effetti di quella cattiva informazione negli atteggiamenti di una notevole parte della nostra sociètà che spesso più che favorevole o contraria sembra del tutto disorientata. A questo riguardo mi permetto una osservazione precisa. Con tanta televisione visibilmente partitica perché non riservare una rete alla LIBERA informazione?

Steve

Politica internazionale/ Il Cancelliere: ancora sulla guerra prossima ventura (il fatale 2012).

 

MA_RINESIl nostro Cancelliere come i lettori sanno, non vuole più occuparsi di politica interna, causa disgusto, tuttavia ci ha fatto pervenire questa interessante e sicuramente allarmante previsione. Noi speriamo non si avveri, ma i precedenti del nostro storico corrispondente, suggeriscono di non prenderla alla leggera.

- Signor Cancelliere cosa pensa della decisione “senza precedenti” sull’embargo dell’Europa all’Iran? Come mai un attacco in così grande stile? L’embargo è già una dichiarazione di guerra, o no?

Lei amico mio non deve farsi ingannare dalle apparenze. L’offensiva “europea” è molto meno “offensiva” e molto più “difensiva” di quanto non sembri.

- Possibile?

Possibile sì! Mi segua bene. Se fa attenzione alla stampa internazionale specializzata (non a quella italiana assolutamente carente in politica estera...) si accorgerà che la decisione dell’embargo è stata presa molto malvolentieri visto che avrà riflessi pesanti sull’economia europea già in profonda crisi, sotto la spinta degli “ultimatum” americani e israeliani.

- Un po’ l’avevamo capito...

Se lei fa attenzione alla stampa israeliana questa si è dichiarata “soddisfatta”, ma parla di un “primo passo” forse, anzi sicuramente, “insufficiente”. Ciò è tanto vero che il nostro Ministro degli Esteri Terzi (l’ex ambasciatore a Washington!) si è affrettato a dichiarare che “l’opzione militare” è “ancora sul tavolo” pur ritenendo la guerra una “possibile catastrofe”. Lei capisce la contraddizione? E’ chiaro!? Se si ipotizza una guerra non può essere definita “catastrofe”. Una guerra, quando la si fa, è sempre “giusta” e “santa”. Anche in Occidente. Quindi la dichiarazione del Ministro Terzi fa a pugni con il buon senso. In realtà manifesta il disagio europeo di fronte al pressing israeliano e al timore di una guerra incontrollabile. Comprende?

- Beh! Fino a un certo punto. Capiamo che c’è qualcosa che non quadra ma non sappiamo tante cose... provi lei a spiegarcele.

Ci provo: partiamo dai dati di fatto più o meno non controvertibili.

1) L’Europa è in recessione, gravissima e, fondamentalmente, insolubile.

2) Gli Stati Uniti sono in campagna elettorale (novembre 2012).

3) Israele è in campagna elettorale (idem).

4) L’Iran “resiste” e, soprattutto, sembra avere una spalla abbastanza sicura nella Russia che non vuole avere gli americani anche ai suoi confini Sud (a Ovest li ha già con missili e antimissili già schierati in Polonia e Repubblica Ceca).

5) La stampa americana dichiara a pagine intere che la “prossima guerra” (lì non si usano perifrasi europee...) sarà per il “controllo delle materie prime”. Per ora mi fermo qui, aggiungendo solo che i rapporti tra l’Amministrazione Obama e Israele sono al punto più basso delle relazioni USA-Stato Ebraico da tempo immemorabile, mentre è strettissimo il legame con i Repubblicani che raccolgono l’elettorato fondamentalista degli Stati Uniti. Pessimi sono i rapporti USA-Russia, lo stesso quelli UE-Russia.

- Quindi?

Quindi Israele ha bisogno di questa guerra come il pane. Questo le porterebbe due risultati immediati: annichilire gli europei sui quali (giustamente) nutre perplessità costringendoli a seguirli – di malavoglia – sulla sua strada. Israele giudica l’Europa, o, quantomeno i suoi popoli fondamentalmente e potenzialmente antisemiti. Si può fidare delle classi dirigenti europee mai come oggi di matrice finanziario-bancaria, non dei popoli e qui ha (storicamente) ragione. In secondo luogo le permetterebbe di influenzare le elezioni americane facendo –se possibile- cadere Obama, di cui (sempre in un certo senso a ragione) non si fida e “aiutando” i Repubblicani che, al momento, sembrano deboli avendo, come candidati, personaggi solo di second’ordine.

Una guerra cambierebbe radicalmente lo scenario. Terzo: metterebbe in grave difficoltà la Russia che, quantomeno, la dirigenza israeliana odia profondamente. Non dimentichiamo che l’attuale classe dirigente dello stato ebraico è in gran parte frutto dell’immigrazione degli anni ‘70 dall’URSS e, a torto o a ragione odia i russi. I russi, non l’URSS, che non eiste più. Specie ora che alla guida dell’ex impero (mutilato ma ancora immenso, c’è un nazionalista/realista come Putin). Putin è un grosso problema per noi occidentali, proprio perchè è un realista. Se vogliamo poco simpatico, ma realista.

Sa cosa attende prima o poi alla Russia, sa che a breve dovrà lottare per la sua sopravvivenza in un mondo che non tollera stati deboli, e non adotta la politica “materasso” a cui negli anni ‘90 ci aveva abituato Eltsin e ancor prima Gorbaciov. Tuttavia, Putin si può abbatterlo – o meglio ancora cercare di farlo – con una riedizione di una “rivoluzione arancione”. Occorre però investire molto con risultati tutt’altro che certi, visto il risultato dei precedenti tentativi. Inoltre, una guerra subito, rafforzerebbe i “realisti” e favorirebbe Putin alle elezioni di marzo. Questo è in prospettiva un problema ma, guardando bene, getta luci sui tempi della crisi prossima ventura.

- Interessante!

Sì interessante. Ricordiamo poi (rammentando i postulati) che questo “impero mutilato” è comunque “proprietario” di un bel po’  delle famose “materie prime” per cui si dovrebbe combattere in un non lontano futuro. Forse il quadro le è ora un po’ più chiaro?

- Comincia a esserlo, però sono oscuri gli sviluppi...

Provo a semplificarglieli:

1) l’Europa sotto la spinta USA e israeliana ha dovuto decretare l’embargo più per cercare di fermare (provvisoriamente) Israele che per bloccare i programmi nucleari iraniani, sulla reale intenzione dei quali c’è poca certezza.

2) Israele ha “incassato” questo primo risultato ma non si fermerà. Il suo scopo è, oltre a “distruggere” le capacità nucleari iraniane, quello di condizionare sia l’azione europea sia le elezioni americane. Eliminare l’Amministrazione Obama sarebbe un risultato importante per Netanyahu e i suoi, e, a dire il vero, non lo nascondono nemmeno tanto.

3) Una guerra del Golfo amplificherebbe la crisi europea e toglierebbe anche gli ultimi dubbi sulla fine dell’Euro. Risultato auspicabile sia per Israele che per gli U.S.A. (specie se per effetto di questo insieme di circostanze dovessero diventare “Repubblicani”).

- Quindi il futuro è segnato? Sarà guerra?

Penso di sì. Ormai a favore di questa “soluzione”, al di là delle considerazioni che facevo prima, milita anche la situazione esplosiva dell’economia mondiale. Nessuno negli Stati Uniti ed Europa sa più cosa fare. Le oligarchie che detengono sia il potere sia la ricchezza vengono apertamente messe in discussione. Infatti in Occidente i ceti medi capiscono di perdere lo “status” di benessere che, a torto, ritenevano consolidato e si “ribellano”, sia pure in forma velleitaria e inefficace. E’ vero che le possibilità di cambiamento “dal basso” sono obiettivamente inesistenti, è anche vero che una “grossa guerra” sarebbe un utilissimo diversivo. Le guerre civili o ancor meglio “esterne” con un nemico ben identificato (nel caso specifico: l’Iran) sono un vero toccasana nelle crisi.

- Resta una domanda: quando?

Se l’analisi è giusta vi è un lasso di tempo limitato: non prima delle elezioni russe di marzo (una guerra rafforzerebbe Putin), non dopo le elezioni americane (e israeliane) di novembre. In quella “finestra” di sei mesi succederà tutto. Io penso.

- Un’ultima domanda, possono esserci delle variabili in questo crescendo che lei ha ben delineato?

Sulla carta sì, ad esempio lo scenario si basa in parte sulla condiscendenza delle Monarchie del Golfo (Arabia Saudita in primis). Credo però che il loro “placet” sia già acquisito. Anche perchè ne ricaverebbero cospicui vantaggi (il prezzo del petrolio salirà). Altro elemento di disturbo potrebbe essere la Cina. Però a mio giudizio il suo peso nella politica mondiale è oggi molto sopravvalutato.

La Cina è un colosso economico praticamente disarmato. E’ uno “stato debole”. Ovviamente a confronto con gli Stati Uniti. Inoltre potrebbe essere messo in condizioni di non nuocere portando l’attacco entro i suoi confini. Ricordo solo il Tibet che, qualora gli U.S.A. lo decidessero, sostenendo la rivolta, potrebbe “esplodere”. Ecco perchè ritengo che la Cina sarà ininfluente o poco influente su quel che succederà in Iran e in Medio Oriente. Malvolentieri dovrà subire e tacere. In altre parole, la determinazione dei veri “player” a livello mondiale: Stati Uniti, Israele e, molto indietro a rimorchio, l’Unione Europea, metterà in luce l’intrinseca debolezza cinese; l’essere cioè (per dirla con una frase di Mao...) una “Tigre di Carta”.(Nella foto: Se il Cancelliere ha ragione questo sarà il look della prossima estate)

La Redazione

Economia/ Ancora sulle liberalizzazioni (Boeri; un uomo d'onore: ovvero non è un dovere essere onesti e intelligenti, ma bisognerebbe almeno provarci).

Ascoltando e leggendo la montagna di scemenze sulle ultime misure del decreto legge: "Rinasci Italia" (non è una presa per il sedere...è proprio chiamato così...) ci fa piacere leggere un commento dell'economista Tito Boeri, che, almeno lui, si sente di smorzare gli entusiasmi.

A dir poco. Cosa dice Boeri sul "Corriere della Sera"? Due o tre cosette semplicissime e controcorrente, ma, purtroppo vere.

La prima: nessuno è in grado di prevedere nulla sugli effetti, per le ormai mitiche "famiglie italiane", del decreto della "Resurrezione" di cui si diceva. Si possono fare solo labili previsioni che, secondo lui, promettono poco di buono.

Secondo: infatti e comunque due dati sono certi: le famiglie italiane spendono statisticamente "pro capite" 48 (!) euro all'anno per i taxi e poco di più per "servizi legali", quindi i 1000 (!!!) euro di risparmio annuo di cui parlano tutti non verranno certo di lì.

Restano i carburanti per i quali il costo è altissimo (oltre 4000 euro/anno) ma visto le Compagnie e lo Stato (che, non dimentichiamo, sulle benzine percepisce una fiscalità di circa il 70% del prezzo finale) non rinunceranno a niente, qualsiasi imbecille capisce che sarà un po' difficile che i 950 euro "mancanti" li mettano i benzinai, che, tra l'altro, di quei 4000 percepiscono una fetta piccolissima (meno del 5%).

Terzo: acclarato che le cifre dei "risparmi per le famiglie" sono una bufala totale, Boeri ricorda, purtroppo a futura memoria, che l'unica "liberalizzazione" che è stata fatta negli ultimi anni, quella dei pedaggi autostradali, si è tradotta, come facilmente prevedibile, nella creazione di un ennesimo super-monopolio con raddoppio delle tariffe in pochissimo tempo.

Morale: Boeri è uno dei pochi economisti degni di rispetto, anche per chi, almeno lui, ha rispetto di sè stesso, e cerca di ragionare senza ripetere pappagallescamente, come fanno molti suoi colleghi, il "mantra" del giorno.

Anni fa fu uno dei pochi a lanciare allarmi sulla "bolla immobiliare" e sulle storture del sistema pubblico italiano, e sul debito del paese. Il fatto che non sia ascoltato non è colpa sua. Quando c'era Tremonti bisognava dire che tutto andava bene.

Oggi bisogna dire che tutto andrà bene. Anche se oggi va malissimo. Nessuno o quasi, salvo noi e quelli come noi che non contano nulla, poteva dire allora, nè dire oggi, la verità. Rischia l' "esilio" dalla Tv e dai "giornaloni".

Compresi quelli fino a ieri "Berlusconico-Tremontiani" e oggi trasformatisi in "Montiani" senza nemmeno il tempo di dire un'Ave Maria. Quindi Boeri, nelle sue poche righe sul "Corriere della Sera" che pochi avranno letto, ha almeno avuto coraggio. Finalmente una persona d'onore (sul serio e non per finta) come direbbe il nostro "Steve".

E.B.

Economia/ L'Italia in attesa del miracolo.

 

asi_noNegli ultimi giorni abbiamo assistito,un po' stupiti, un po' sinceramente sconvolti dal pressapochismo, al balletto delle cifre, "sparate" dal Governo e dai giornaloni "fiancheggiatori", sui benefici effetti delle "liberalizzazioni" varate - dopo squilli di tromba e rulli di tamburi - proprio ieri in forma di decreto legge.

Alla fine la cifra "regalata" agli italiani dal salvifico decreto sarebbe di circa 1.000 (mille) euro "a famiglia". Euro più euro meno. Su questo concordano più o meno tutte le fonti "benevole" (Associazioni consumatori, Confindustria, giornali "governativi" e "metà e metà", tipo "Resto del Carlino").

Quando si va a vedere però, dei dubbi vengono. Questi straordinari risultati dovrebbero derivare da tre grosse "fonti". Avvocati, benzinai, tassisti.

1) Abolizione delle tariffe dei professionisti (in pratica: gli avvocati). Secondo il Governo, abolite le tariffe, uno stuolo di giovani avvocati dovrebbe mettersi a fare concorrenza ai colleghi affermati, a colpi di "sconti" riducendo così l'onere per le famiglie. A parte che tutte queste "famiglie" che vanno continuamente dall'avvocato non le vediamo (se non per colpa di figli disgraziati beccati con un po' di cocaina), effettivamente il risultato sa di misterioso.

Anche perchè questi avvocati giovani disposti a lavorare gratis o quasi, dovrebbero, al contempo, munirsi - obbligatoriamente - di costose polizze assicurative con cui garantire il cliente. L'accesso garantito (almeno il tirocinio) ai "non laureati" non sembra tranquillizzare molto. Anzi. Conoscendo le Assicurazioni (e le banche che vi partecipano) si può tranquillamente prevedere una proliferazione di "pseudo polizze" (costose) e piene di clausolette che non garantiscono, nè cliente, nè professionista assicurato, in caso di effettivo sinistro. Comunque vedremo.

2) Venendo ai benzinai la cosa appare ancora più misteriosa. La possibilità di vendere più "marche" è garantita solo a quelli che, ovviamente, sono proprietari dell'impianto. In quelli di proprietà delle Compagnie petrolifere ovviamente no. Ognuno si vende il suo prodotto e chiusa lì. Per vendere più benzine occorrono più serbatoi in quanto non si possono "mischiare" (ovviamente!) le miscele.

Francamente anche qui la cosa appare strana. Almeno che non si pensi che, potendo per legge, vendere di tutto, i benzinai si mettano a far concorrenza a "Dior" e "Armani". Sì, perchè ogni tipo di cianfrusaglia viene già venduta presso le pompe già oggi. Resta fuori il "lusso". Ma abbiamo qualche dubbio che i clienti tipici vadano a comprare la "Vuitton" o il "Rolex" ai distributori di benzina. Anche qui vedremo.

3) Il capitolo più misterioso resta comunque quello dei taxi. Francamente non sappiamo quanto le "famiglie italiane" (questo misterioso beneficiario del miracolo prossimo venturo) usino il taxi. Crediamo poco. Ma possiamo sbagliarci. A occhio però chi lo usa sono i turisti e solo nelle grandi città. Tuttavia a noi ignoranti qualcosa deve essere sfuggito perchè se Monti (e Monti è uomo d'onore...) dice che è così, deve essere così. Per forza. Quindi "forza taxi".

4) Dimenticavamo i notai. Qui più che a una "liberalizzazione", ci troviamo di fronte a un (modesto) ampliamento della "pianta organica" (circa il 15%). Però è da anni che le misteriose "famiglie italiane" evitano di andare dal notaio. Di solito, ahiloro!, lo fanno (anzi l'hanno fatto...) una volta nella vita. L'unica e l'ultima. Quando hanno comprato la "prima casa" con relativo mutuo per vedersela poi pignorare da Equitalia, o dalla Banca mutuante.

Fine. Anche qui il meraviglioso "risparmio" (con annesso aumento del PIL del 10% - 15%) appare quantomeno singolare. Tuttavia, poichè come abbiamo detto, Monti è uomo d'onore (come prima di lui Berlusconi, e prima di lui Prodi/Bersani, e poi ancor prima Berlusconi ancora e prima ancora d'Alema, erano tutti uomini d'onore) non ci resta che aspettare, fiduciosi, il miracolo. Miracolo che, sicuramente, non tarderà.(Chissà se i "professori" sono tali, ovvero quando si mettono a dare i numeri)

"Woland

Economia/ L'inverno dell'Italia (cosa significa cadere nella trappola della liquidità).

trappola_topolinoNonostante i "giornaloni" minimizzino il declassamento del debito italiano a due gradini sopra la "spazzatura", esso avrà un effetto pesantissimo sul paese. Al di là che esso avvenga insieme ad altri sfortunati, rende la cosa meno appariscente ma ancor più seria.

Da oggi il nostro debito non sarà più acquistato dagli ormai pochi attori della finanza internazionale che detengono la liquidità di tutto il mondo. Si tratta di pochi grandi fondi (dieci-venti) di proprietà U.S.A./ saudita/ israeliana che fanno il bello e il cattivo tempo nel mondo.

Questa strana (ma poi non tanto...) alleanza, dà luogo, non a torto, a molti cattivi pensieri anche per lo strettissimo collegamento tra questi "macropredatori" a livello planetario e le agenzie di rating, specie le due americane (S&P e Moody's).

In ogni caso l'Italia sta pagando la trappola in cui l'hanno cacciata - volutamente in parte, per stupidità per altro verso, le sue banche e i suoi governi. Specie nell'ultimo decennio. Aver ridotto drasticamente, attraverso i nostrani "saccheggi" la capacità di risparmio degli italiani, ha anche questo principale effetto.: rendere l'Italia e i suoi abitatori/risparmiatori, una selvaggina facilmente cacciabile per i tirannosauri che popolano la "finanza globale".

Ormai il nostro debito pubblico è solo in piccola parte in mani nostrane (è questa ad esempio la grossa differenza col Giappone che pure ha un rapporto debito/PIL peggiore del nostro) e ciò lo rende molto vulnerabile ed aggredibile.

Anche questo un risultato prevedibile, anche se non voluto, dell'ultimo decennio di attività dei casalinghi "macropredatori" che peraltro sono dei nani di fronte all'analoga specie "globale". E nel mondo dei predatori questo fa la differenza...(Nella foto: il topolino italiano finito, ahilui, nella trappola della liquidità)

Wo.

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