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26/03/2010 - Poesia/ "Breviario di novembre", la liturgia carnale di Alessandra Conte

Breviario di novembre è il titolo, semplice e preciso, dell’opera prima di Alessandra Conte. Non propriamente una raccolta ma piuttosto un vero libro liturgico, un poema eccezionalmente compatto e unitario che via via assume le forme dell’invocazione, della preghiera, della bestemmia. Quella di Alessandra Conte è una poesia potente, immediatamente decifrabile nelle sue strutture sintattiche, una poesia, per continuare su un registro parareligioso, dell’incarnazione, nel senso che il simbolo viene sempre preso alla lettera, il sangue è sangue, senza ombra di dubbio e il canto che l’autrice eleva alla divinità è “lascivo e sguattero”.

Nel suo catalogo di piaghe, abrasioni e cicatrici il nome di Dio viene invocato perché le ferite restino tali e quali. In Breviario di novembre troviamo preghiere al contrario, cui non si chiede di risolvere ma di garantire l’assenza del miracolo. È tutto tremendamente fisico, e allo stesso tempo tutto anche prevedibile ma garantito da un surrealismo sottotraccia che abita certe immagini magnifiche come quella vergine peccatrice cui viene chiesto di ferire, questa volta un vaso non un corpo, e di spaccarlo.

A me sembra che la tensione che attraversa questo libro, che prende e dirotta le parole, portandole in alcuni momenti quasi a una solennità innica, somigli a poco altro che si legge in Italia. Vengono in mente certi poemi sanguinosi di Testori ma è un referente così scontato che finisce per essere fuorviante. Breviario di novembre è un libro di ossessione e possessione, nel leggerlo si ha l’impressione di una strada percorsa con violenza ostinata, una cosa simile io l’ho ritrovata nelle pagine di un giovanissimo romanziere, Alcide Pierantozzi e nel suo ultimo, magmatico romanzo L’uomo e il suo amore (Rizzoli, 2008), una concentrazione di stile che da sola si fa massa di pensiero, pur nella differenza di vedute contenuti esiti. L’unica nota dolente è la reperibilità difficile del libro ma per i riminesi come me non c’è problema, visto che l’editore, Raffaelli, è riminese e, come vedete, non pubblica mai libri banali.

Fabio Orrico





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