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Altra
chiacchierata col "Cancelliere", personaggio ormai notissimo ai lettori di Riminipolitica.com.
Stavolta non ci soffermiamo sul locale ma andremo a toccare con lui il tema
della crisi economica nazionale ed internazionale, dato che le sue molteplici
attività imprenditoriali, manageriali e di consulenza lo portano spesso a frequentare
tutta l'Italia e l'estero.
La prima domanda che le faccio, è quella che le farebbe un qualsiasi cittadino.
Giornali e telegiornali cominciano a sostenere che ci stiamo avvicinando alla
fine della crisi. E' vero? "Neanche un po'. Giornali e tv, probabilmente
'ammaestrate', non dicono la verità. I momenti peggiori arriveranno dall'autunno
in avanti e non è possibile sapere quando questa crisi avrà termine. Convenzionalmente
si parla di metà del 2010 ma è, appunto, una convenzione: nessuno ha gli strumenti
per dire quando, realmente, il periodo nero sarà passato".
E lei su quali dati basa un'analisi così pessimistica? "In autunno vedremo
l'effetto sia della massa di licenziamenti, sia della fine dei periodi di cassa
integrazione intervenuti in questi mesi. La capacità di spesa delle famiglie
diminuirà drasticamente e gli effetti si sentiranno proprio in quel momento,
e in una maniera molto pesante. Vanno poi aggiunti due fenomeni: il primo, che molte banche europee hanno bilanci da "default", e ciò verrà rilevato. Così come alcuni Stati (e non solo l'Italia...) sono anch'essi "tecnicamente" falliti e ciò, penso, verrà alla luce nel giro di pochissimi mesi".".
Allora come spiega la ripresa borsistica delle ultime settimane? In fondo,
la borsa scommette sul futuro e gli operatori sembrano pensare positivo.
"La borsa sta scommettendo su quella che sarà la scelta dei governi quando,
presumibilmente, non riusciranno a reggere la situazione. Ovvero: i governi
nazionali punteranno a mantenere tassi bassi e inflazione reale alta. E' l'unico
modo per far fronte alle proteste in clima di recessione. Già, occultamente,
le autorità monetarie hanno immesso nel sistema una notevole mole di liquidità,
specialmente attraverso premi, incentivi e aumenti retributivi troppo elevati
a favore del settore pubblico. Questo, in particolar modo, in Italia dove l'aumento
aggregato degli stipendi pubblici è del 4,3% con un'inflazione rilevata al 2%".
D'accordo, ma allora, cosa dobbiamo aspettarci? "Che nel momento in
cui i governi cederanno, e quando lo faranno lo faranno di schianto, vi sarà
un'ondata inflazionistica che, da un lato farà ripartire in apparenza l'economia,
e dall'altro distruggerà il valore del risparmio creando una miscela esplosiva
di difficile controllo".
E' questa, a suo parere la direzione che sta prendendo l'Italia? "L'Italia
è il Paese battistrada in questa politica. Le faccio un paio d'esempi. Lo scudo
fiscale, come nel 2002/2003, farà certamente aumentare i prezzi di molti beni
durevoli perchè i soldi che rientrano dall'estero, in qualche modo "devono"
essere reinvestiti. Dunque si creeranno delle tensioni sul lato monetario. E
ancora: la tassazione voluta da Tremonti delle riserve auree. Non corrispondendo
alla tassazione d'alcun reddito e a nessuna creazione di ricchezza è il tipico
intervento che alimenta l'inflazione. Nessuna economia veramente liberale l'avrebbe
mai accettato. E non è nemmeno un intervento che risponde ai canoni keynesiani.
Lì il denaro viene creato, sostanzialmente, aumentando il debito pubblico e
cercando di coprirlo con una tassazione progressiva. Questa è semplicemente
un'operazione disonesta".
Come può fare il cittadino comune a difendersi da questa congiuntura?
"Mi spiace, salvo un intervento della Bce su quest'ultimo aspetto (intervento
peraltro difficile visto il clima...), non ci sono difese. Dovrà subire e basta".
(nella foto, un italiano medio sta cercando il reale valore dei risparmi
di una vita).
Davide Bianchini
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