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Giulio
Tremonti non ha assolutamente idea di quel che sta facendo. Oltre che per
i suoi precedenti, ce ne siamo convinti dopo aver letto, sulle agenzie, i suoi
commenti alle parole di papa Benedetto XVI nel suo primo Angelus domenicale
del 2010. "Il cristiano - ha detto Ratzinger - per fortuna non si appoggia ai
maghi nè agli economisti, bensì spera in Dio". E il ministro dell'Economia Giulio
Tremonti ha dettato alle agenzie: "Ha ragione" - ed ha poi proseguito - "E'
un pensiero molto profondo. Il futuro dell'uomo dipende dalla sua saggezza e
speranza. Io, in questo momento, ho molta fiducia nella saggezza degli italiani,
negli imprenditori e nei lavoratori, ed è per questo che ho anche speranza".
Ora, visti i risultati della sua politica, che Tremonti fosse più sciamano
che economista ce n'eravamo già accorti, ma che il ministro dell'economia di
un Paese moderno affidi a Dio e alla saggezza degli uomini il futuro della propria
nazione è quantomeno inquietante. Anche se probabilmente non se n'è accorto,
è proprio lui la persona chiamata, per il ruolo che ha, ad indirizzare (o almeno
a provarci...) gli interventi strutturali in materia d'economia e fisco. Non
ad affidarsi alla bontà d'animo degli italiani per risolvere i problemi. E'
all'interno delle regole che il ministero dovrebbe dare che si esercita, poi,
la libertà di ognuno. Ed è palese che le leggi promosse devono essere in sintonia
col dettato costituzionale. Così come i comportamenti dei cittadini. Questo
ci si aspetta da un ministro. Altro ci si aspetta da un sacerdote. Invece di
scimmiottare il papa che parla su un altro piano e non può e non vuole (perlomeno
ce lo auguriamo), anche dettare le leggi economiche del Paese.
Le performance del ministro sono, al contrario, imbarazzanti. Il 28
dicembre, nel menefreghismo di molti (non tutti) i mezzi di comunicazione, la
Corte dei Conti ha bocciato sotto diversi aspetti la manovra del governo in
materia economica. Cosa ha detto la Corte dei Conti, l'organo dello Stato preposto
a vigilare sulla correttezza dei conti pubblici? Che è rischioso cercare di
colmare il buco nei conti pubblici con "forme di copertura dagli esiti incerti"
come i proventi della lotta all'evasione. Non si può affidare tutto alla lotta
all'evasione fiscale perchè una manovra fondata su di essa comporta il rischio
di "quantificazioni ottimistiche e poco trasparenti e comunque non facilmente
verificabili a consuntivo". Ovvero, impossibile stabilire con esattezza l'entità
delle entrate.
Questa incertezza, prosegue l'organo di controllo, è accentuata dal
mancato coordinamento delle norme sul contrasto ai paradisi fiscali, gli arbitraggi
fiscali internazionali e sullo scudo fiscale, sul quale il governo ha puntato
tutto per un gettito maggiore nel 2009. Cioè, Tremonti mette a bilancio delle
entrate del tutto aleatorie dato che non sa, realmente, quanto incasserà sul
fronte della lotta all'evasione. E, così, il fabbisogno dello Stato aumenta,
perchè le uscite sono enormi (e non aleatorie!) e continuano ad aumentare (alla
faccia dello "Stato più leggero", cavallo di battaglia del centrodestra ad ogni
elezione).
In effetti, pensandoci bene, da un ministro che si affida alla buona
sorte piuttosto che al lavoro sul campo, che ci si può aspettare? Già lo vediamo,
il vecchio Giulio, vestito da sciamano che prova ad affidarsi agli spiriti buoni
prima di ogni provvedimento governativo. A ben vedere, se fossimo nel papa (non
dimenticandoci dei precedenti di Tremonti: passato in poco più che un ventennio
dalla sinistra più massimalista al berluscoleghismo...), ci preoccuperemmo un
po' della concorrenza. Anche perchè il suo principale si paragona sempre più
spesso a Gesù. Che male vi sarebbe se il buon Tremonti volesse sostituire Ratzinger
come vicario in terra dell'onnipotente? (nella foto: Tremonti, con in mano
i tipici ferri del mestiere del ministro dell'economia, indica la futura strada
economica al Paese).
Flavio Semprini
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