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Il vittimismo che tanta fortuna ha avuto per il presidente del Consiglio
Berlusconi, sta rapidamente attecchendo e viene fatto proprio da ogni politico
in difficoltà. Attribuire le proprie colpe a fantomatici complotti o quanto
meno a un indistinto "mondo che non ci capisce" è diventato di moda e a Rimini
ne è il vessillifero il megapresidente di Rimini Fiera-Palacongressi, Lorenzo
Cagnoni.
L'intervista rilasciata oggi al Carlino ne è la prova ed effettivamente
lascia a bocca aperta chi conosca, almeno un po', le vicende della struttura
di via della Fiera. Cagnoni afferma di essere vittima di non si sa bene quale
complotto ordito nei confronti della sua struttura e che, in presenza di una
questione quale quella delle strutture antisismiche, "in un paese normale",
"tutto si sarebbe risolto in poche settimane". Quindi la colpa del
fatto che il Palas sia stato costruito in difformità dal progetto, non è sua,
nè della società, nè del costruttore ma, lo si capisce benissimo, di qualcuno
che vuol danneggiare l'immagine di Rimini Fiera, di Rimini tout court e la sua
(di Cagnoni cioè).
Purtroppo, dobbiamo dirlo ,non è così. "In un paese normale", proprio
per usare le parole dell'ex magnifico, in un caso del genere, il primo a doversene
andare è proprio il vertice della società. E ciò per l'elementare considerazione
che al di là delle colpe del costruttore, spettava ad esso vigilare, anche perchè
non gli mancavano certo uomini ben pagati, deputati a eseguire questi controlli.
Inoltre la "morbidezza" nei confronti del costruttore che (almeno lui di sicuro!),
sarà responsabile di qualcosa, lascia quanto meno perplessi. In buona sostanza,
l'intervista lascia molto l'amaro in bocca a chi la legga, sa molto di giustificazione
largamente a posteriori e ha come unico scopo di coprire responsabilità che
sarebbe invece meglio far venir fuori con tutta chiarezza.
Woland
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