09/01/2010 - Economia/ Anche la Filcams ci è arrivata: gli Iper sono inutili
Finalmente
anche la Filcams Cgil c’è arrivata. Mauro Rossi, segretario provinciale di questa
categoria, ha rilasciato alcune dichiarazioni alla Voce di Romagna. E cosa dice
il buon Rossi? Quello che Riminipolitica.com va ripetendo da anni: gli ipermercati
hanno danneggiato i consumatori, i lavoratori dipendenti, i piccoli commercianti.
In definitiva, hanno danneggiato i cittadini di Rimini e della Provincia. Oggi
la Filcams, per bocca del suo segretario, afferma che la rete commerciale è
un malato grave; che la grande distribuzione miete vittime quotidiane tra i
commercianti e che l’amministrazione riminese deve chiedersi che tipo di sviluppo
commerciale vuole per la città. “Serve una diversificazione – conclude Rossi
– anche sugli orari, per non tagliare le gambe ai piccoli commercianti”.
Come al solito, un ottimista direbbe: “meglio tardi che mai”. Anche
perché il sindacato, lo ricordiamo bene, quando si cominciò a parlare di Iper
a Rimini vedeva, a dir poco, di buon occhio l’iniziativa. Anzi, la caldeggiò
sempre, sostenendo che avrebbe favorito i consumatori (!!) abbassando i prezzi
(!!!). Questo, probabilmente, perché allora pensava al numero di tessere in
più che avrebbe potuto contare fra i nuovi dipendenti delle strutture, e ad
un conseguente maggior peso nel momento in cui avrebbe dovuto trattare col “padrone”.
In teoria, meglio un interlocutore unico che tanti piccoli commercianti sparsi
sul territorio e rappresentati da associazioni locali.
Sbagliato. L’interlocutore unico ha la testa pensante (ed i propri investimenti...)
a migliaia di chilometri da qui e vede i propri problemi su una scala quantomeno
europea. Rimini è un piccolo dettaglio. I lavoratori una microscopica parte
di questo dettaglio. Quello che interessa a queste strutture è creare il proprio
monopolio. Il resto sono affari di chi il monopolio lo subisce, cioè i cittadini-consumatori.
Chi aveva messo il naso fuori dall’Italia negli anni ’70 ed ’80, aveva già visto
come funzionavano queste megasocietà commerciali e il conseguente inevitabile
cambiamento delle consuetudini d’acquisto per i cittadini francesi, svizzeri,
inglesi, ecc. Tant’è che ormai da anni c’è un tentativo di ritorno ai negozi
di prossimità in diversi Paesi, per non impoverire il tessuto sociale ed economico
delle città.
Ma si tratta, è bene dirlo, di tentativi molto difficili. Queste strutture
“monstre”, una volta insediate in un territorio, non si prestano ad “essere
ripensate”, come vorrebbe il buon Mauro Rossi. Da noi, amministratori e sindacalisti
si accorgono della frittata quando ormai è non solo fatta, ma addirittura già
mangiata. Al solito. (nella foto: Mauro Rossi prova a discutere con Leclerq)
Davide Bianchini
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