13/05/2010 - Politica nazionale/ Capi e Gregari in politica. C'è qualcuno che pensa, o no?
Cosa
è meglio oggi, un capo unico, carismatico e con un rapporto diretto e duraturo
col popolo, oppure un capo come presidente di un gruppo dirigente e che, indipendentemente
dalla forma di elezione ha una durata prevedibilmente più limitata? Sull'argomento
vengono presentate delle "OPINIONI", spero fondate, senza alcuna pretesa di
verità assoluta. Come prima cosa sembra si possa ragionevolmente dire che è
meglio sgombrare il campo da parecchie delle similitudini col regime di Mussolini.
Non sono in gioco nè la democrazia nè la libertà, sono invece sul tappeto i
modi di come farle funzionare e di questo è opportuno occuparsi.
Credo anche che in certi momenti di confusione o di crisi, la soluzione
del "capo" possa avere una sua logica ed una sua utilità. E che, nello specifico,
dopo la crisi di tangentopoli Berlusconi sia stato una soluzione al problema
per una grande parte del paese quale modo, quasi obbligato, di contendere il
potere alla coppia Ochetto-Bertinotti, una volta registrata la inefficacia del
tentativo di Antonio Segni e lo spappolamento delle forze politiche. Rimango
ancora legato, al riguardo del potere, al mitico esempio romano di Cincinnato
,il capo militare che fatto dittatore, col nemico avanzante, ritorna all'aratura
dei suoi campi appena il pericolo è cessato.
Nell'epoca odierna credo che le dittature siano fuori luogo,ma che anche
le forme democratiche di potere personalizzato, in quanto legittimato dal voto,
sia opportuno abbiano una durata limitata, quali risposte eccezionali in momenti
eccezionali. Il vantaggio pubblico che spesso si accoppia al capo forte è una
maggiore velocità nelle decisioni e negli interventi. Agli occhi di molti, non
solo i litigi personali ma anche la presentazione di idee diverse appaiono negativi
e fonti ugualmente dannose di divisioni. Ancora da non trascurare è che
l'unità incontrastata, garantita dal capo unico, assicura un vantaggio nelle
competizioni con gli avversari, garantendo così maggiori soddisfazioni materiali
al complesso dei gregari.
Occorre però tenere presente CHE ben difficilmente un unico individuo
riesce a cogliere tutti gli aspetti di società sempre più complesse ,CHE il
gregario del capo forte è o può diventare cosa diversa dal dirigente con responsabi
lità personalizzata ,CHE il capo forte tende a perpetuare se stesso ed il suo
gruppo anche quando le condizioni cambiano e lo rendono inadatto al comando,
e soprattutto CHE la democrazia si nutre del confronto tra piu idee in un gioco
dove spesso si arriva allo scontro mortale sia per le idee sia per la carriera
in una specie di selezione darviniana mentre il capo forte tende ad imbalsamare
la realtà ed a celebrare se stesso. INFINE, c'è anche un aspetto umano che fa
sì che la vista dei comportamenti dei capi forti e in specie del complesso dei
gregari, ci infadiscano ed alterino il nostro modo di concepire la civile convivenza.
La tendenza all'autoelogio, oggi presente in molti posti ma particolarmente
presente dai vertici al gregariato, può essere più pericolosa di quanto si creda
e non è che uno dei tanti aspetti del problema. Evviva gli uomini che pensano
col proprio cervello ,che cercano l'accordo sociale ma che che non esitano a
scontrarsi con chicchessia quando è il caso e che sono democraticamente pronti
a vivere o perire con le proprie idee quando le ritengano decisive .Ciò si coniuga
col rispetto per chi vive per poco o per sempre come minoranza. (nella foto,
un gregario in perenne ammirazione del suo capitano).
Steve
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