29/05/2010 - Politica economica/ Ridurre le Province? Non lo faranno. E comunque non basta
I tagli alla spesa
sono da fare e sono altrettanto indispensabili di una operazione chirurgica
da cui dipende la sopravvivenza. Le modalità sono sempre discutibili e non intendo
inoltrarmi nel loro merito. Intendo invece cogliere alcune dichiarazioni che
mi sembrano assai significative per esplorare un pezzo in più della attuale
situazione. Credo che valga per tutti la denominazione generale "RIDUZIONE DELLA
SPESA PUBBLICA ". Ebbene il primo brivido si ha imparando che in questi anni
la spesa corrente ha accelerato la sua corsa.
Il fatto è chiaro, gli indirizzi politici vanno da una
parte ed i comportamenti reali dall'altra parte. Sotto i miei occhi, mentre
si proclama la necessità della riduzione dell'apparato pubblico si progetta
un'altra Regione. Lontano dai miei occhi ma in buona parte catalogati nella
mia agenda ho una serie di notizie relative alla crescita degli apparati e dei
costi relativi e di una spesa che spreca molti più soldi a causa della relativa
anarchia e mancanza di siatematicità che è causa dei ladrocini. IL DANNO
DI GRAN LUNGA MAGGIORE E' LO SPRECO e non le ruberie, anche se queste ultime
sono più riprovevoli.
Per chi si vuole fare una cultura al riguardo ci sono diversi
libri che elencano in modo assai esuriente la faccenda. Da Costa a Cervi a Rizzo
e Stella ed altri ancora. Ancora, proprio in questi giorni assistiamo a dichiarazioni
da più parti sulle province. Ricordiamo che col recente provvedimento si prevede
la chiusura di quelle con poco più di 200milaabitanti. Dai giornali apprendiamo
che la cosa riguarda circa 10 province, su un'altro ho letto 20 province ma
la sostanza non cambierebbe. Non entriamo nella polemica province si, province
no, cogliamo invece la intensità della voglia di cambiare che la politica ci
mette in quel provvedimento e diciamo con calma ma senza tentennamenti che ci
sembra molto vicina allo zero. E' questo è quel che conta.
Di questo passo non si cambia proprio un bel nulla. Ora
cerchiamo di essere chiari e concisi su due concetti. 1) Se la crisi attuale
non è sufficiente a fare muovere la politica occorre pensare ad un'altra spinta
tanto forte da diventare inesorabile e comunque essa possa essere costruita
chiama in causa i cittadini. 2) Il ridimensionamento della spesa e degli apparati
hanno senso ai nostri occhi se assumono un carattere sistematico con tutte le
correlazioni e la durata nel tempo necessaria ma a cominciare da subito. L'obiettivo
ha una importanza e portata tali che travalica la politica, riguarda la società
presente e futura e dalla società intera devonossere forniti i progettisti del
riordino, con mandato ampio. Le discussioni, come spesso vengono condotte, anche
se di tanto in tanto cogliamo parecchi raggi di luce, che vorremmo convergessero,
a noi sembrano avere il sapore di atteggiamenti incomprensibili.
E' la casta che si difende? Mah! Un altro particolare,
per così dire. Il finanziamento alla politica o meglio ai partiti. Una domanda:
e se si finanziazze la formazione e la selezione della dirigenza politica con
una parte dei risparmi ottenuti diminuendone le rappresentanze nelle istituzioni?
A conclusione udiamo parecchie vocine che ripetono che i risparmi ottenibili
mettendo mani agli enti sono marginali, noi siamo di opinione un po' diversa
ma probabilmente molto dipende dal fatto CHE ABBIAMO UNA OPINIONE MOLTO DIVERSA
SULLA PORTATA DEI CAMBIAMENTI DA METTERE IN CANTIERE. Ed occorrono (con rispetto),
tutte le Marcegaglia d'Italia ed altri ancora per farlo.
Steve
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